L'altra sera ho rivisto Blade Runner e, chevvelodicoaffà, è un capolavoro.Era la versione director's cut, quella senza la voce off di Ford. Commercializzata, per dirla col Panfilo Maria Lippi del teleassente Luttazzi, per venire incontro alle vostre capacità mentali.
In pratica quello che ai Candidi spettatori veniva solo suggerito nella versione originale, qua Scott te lo sbatte in faccia: Rick Deckard è un replicante.
Dai che lo avevi capito. Gli umani sono stronzi e non se ne salva nessuno. Questo è il terzo millennio, benvenuto.
Ma non volevo parlare di questo. La scena madre, quella del time to die, quella mi ha colpito ( di nuovo ). Dico a te Harrison: hai davanti Roy Batty, il replicante per eccellenza, il figliuol prodigo, insomma il Boss. Che non ti sta mica spiegando perché hanno annullato il gol a Pato in Champions. Ti sta illustrando il senso della vita, più o meno.
E allora perché ti stampi sul volto l'espressione che soleva assumere il sottoscritto alla dimostrazione della funzione inversa di un logaritmo a base x?
Ecco, ho rivisto questa scena e ho capito perché, nella sua carriera, il buon Ford si è dovuto sempre accontentare di film che avrebbero funzionato anche senza di lui.
Perché ha toppato l'espressione più importante della scena più importante del film più importante della sua vita.
Perché i treni spesso, anzi sempre, passano una volta sola.
E se ti presenti con quella faccia lì, mica ti fan salire.
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