sabato 21 agosto 2010

doppia ora

Alle quattroequattro del mattino mi è tornata in mente questa ciofeca di pellicola.
Poi ho pensato che forse sarebbe stato meglio preoccuparsi dell'insonnia.

Una roba, l'insonnia, che per qualcuno non esiste, è solo senso di colpa.

Ecco, alle quattroequattro o giù di lì, alle volte mi viene da chiedermi se sto andando nella direzione giusta, nel silenzio stringo gli occhi per sentire una cazzo di voce che mi dica acqua acqua fuocherello.

martedì 23 febbraio 2010

should I stay or should I go

Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro,
nel sentimento che ci unisce, intorno alla nostra famiglia.
Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io, non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.

Phil, va bene che te c'entri poco o nulla e magari ci hai pure sofferto, però noi vi s'era mandati via per un motivo.

Te perseveri, accidentaccio.
Ci pigli mica per culo?

s ( n ) ob.

Per quale motivo nonostante reciti Pirandello che a momenti viene giù il teatro dagli applausi ti ricorderanno sempre per la signora Leonida al Bagaglino?

Ma poi, perché diavolo hai recitato en travesti con Pippo Franco?

E ancora a menarla coi desideri delle masse, del piastrellista di Cesena.
Ma porco mondo, che mangino brioches!

la prima cosa bella

Ho imparato tre cose:

1. Se vai al cine alle sei la giornata diventa lunga che non t'immagini.
2. Per Mastandrea m'è venuta una passione che travalica la stima professionale.
3. " ti serve qualcosa? Mutande, calzini? " è un cavallo di battaglia tanto della mì mamma quanto di quella del Virzì.

Bel film veh, peccato per l'adolescente Emo che stona come Cutugno all'Ariston; e il problema di fondo è sempre che in Italia ci sono meno attori degni che denti in bocca a un Happy Hippo.

venerdì 12 febbraio 2010

fa' la cosa sbagliata

Allora, magari la mia opinione è distorta dal fatto che ho perso un po' di concentrazione quando ho realizzato che il co-protagonista del film è paro paro il mio professore di Filosofia della Comunicazione.

O magari è distorta dall'embolo che mi veniva ogni volta che i personaggi si presentavano e si congedavano con degli . Che dico, su Uìchipedìa ìnglisc è scritto che è un equivalente dell'italiano ehi, boia Faust. Si doppia e va bene, ma col dàbbing metterci anche il translèiting no?

Insomma poi, la storia del professore canuto immaturo e dello sbarbo riflessivo è una roba vecchia come la teoria tolemaica.

Vedessi invece come mi girano, sul proprio asse e attorno al sole.

cado tra le nuvole

Io voglio essere ricco e secsi come Clùnei in 'sto film, però mi pare di aver capito che per essere ricchi e secsi come Clùnei in 'sto film bisogna pure averci un lavoro di merda d'accompagno.

Se invece vuoi pure una bella professione, una roba che ti realizzi per davvero, ti tocca essere Clùnei in persona. Che percentualmente vien dura.

il concerto

Una favola semplice, kitsch e talmente zeppa di luoghi comuni da risultare ipperrealista.

E sarà anche vero che è facile commuovere con la miseria e ghignare degli stereotipi, ma a me di piangere e ridere e piangere e ridere, al cine, non capitava da un pezzo.

Meno male che mi sono trattenuto dall'uscire sdegnato dalla sala quando il Guskov, a metà dell'opera, ha cominciato ad esibirsi in una menata immonda su Cajkovskij, orchestre e Comunismo.

domenica 7 febbraio 2010

gabriele, m'uccido

Diciamocela tutta, sono andato al cine con la morosa a vedere un film di Muccino e ho visto un film di Muccino. Non che mi possa lamentare.
Dico, se decidi di andare in Cambogia poi non stracci gli zebedei ogni volta che uno khmer ti fa pelo e contropelo con una sciabola.

In fondo io lo immaginavo che quello lì poteva anche essersi preso una boccata d'aria ad Ollivùd con Uìl Smìt ma poi sarebbe tornato qui a fare quello che gli riesce col materiale a disposizione a Torpignattara: l'Accorsi, tipo.

A proposito, parentesi sui protagonisti: si son scordati di avvisare Favino che avrebbe dovuto simulare la recitazione-tipo-centovetrine ( avviso recapitato invece a Santamaria ) e lui ha fatto un ottimo lavoro come al solito, sicché quando appare sullo schermo sembra di essere in un altro film. Il resto del cast era muccinianamente impeccabile.

Vabbè insomma.

In sostanza uno va al cine a vedere baciami ancora sapendo a cosa va incontro: due ore di cazzi altrui, che dici ma mica mi importa se te non ci puoi avere figli, se l'altro ci ha la depressione e Pasotti torna dall'India tutto storto o cose così. Al che Muccino ti dice ma scusa ma vatti a vedere la saga lappone nella sala accanto, che qui c'è il polpettone mio e io li faccio così.

Roba che i protagonisti possono avere sedici anni ( come te nessuno mai ), trenta ( l'ultimo bacio ) o un piede nella fossa ( questo qui ), ma si comporteranno comunque come Brìget Giòns dopo aver letto un corsivo di Alberoni sull'esistenzialismo. A cazzo.

venerdì 29 gennaio 2010

hai vinto il Pulitzer, toglimelo sto dubbio

No dai, meglio così. E poi Fìlip Sìmur Ofman io lo amo. E mica gli credo, a Méril Strip.

Credo di avere un debole per i progressisti, potrebbero violentarmi il moccioso sotto il naso che manco me ne accorgerei.

Non men che saver, dubbiar m'aggrata per citare il nasone fiorentino che fa tanto lettere e filosofia. E Nasone a volte ha anche ragione, magari se avessero scoperto le carte nel finale sarebbe venuta fuori un'americanata mica male.

Tipo che Fìlip confessa in lacrime con sottofondo di Betòven, e poi parte il flèsc foruòrd del moccioso che adesso è adulto ed è pure guarito dalla gheiezza che incontra Fìlip che è guarito dalla pederastia e cominciano a suonare insieme un gospel in crescendo, sorridendosi virilmente.

notturno, Torino ( insonnia )

E cara Valentina, che fatica innaturale perdonare a me stesso
di essere io, di essere fatto così male.

lunedì 25 gennaio 2010

a Pandora ci si rompe il cazzo

Caro Geims,
ti scrivo per manifestarti comprensione umana in questo momento buio.
Capisco quanto possa essere triste poggiare il potipò su un gazzilione di dollari dopo aver raccontato una storia dello spessore di un mecbùc eir.

La colpa, come sanno bene i nostalgici del Muro, è sempre del Capitale. Il mondo è pieno di marmocchi e oligofrenici, e se il tuo obiettivo è far soldi devi scrivere per loro.

La classica storia lui incontra lei/lui ama lei/lui cambia ordine sociale di base, diceva Zeta la formica.
Tipo che poi ci metti gli alieni, le robe ippi niù èig, il treddì e gli occhiali che ti fanno un solco rosso sul naso. E son miliardi.

Non ti crucciare Geims, qualcosa s'ha da fare per sbarcare il lunario, anche Flaubert ha scritto Madame Bovary a puntate sui giornaletti.

Però Geims, quello era Madame Bovary.

giovedì 21 gennaio 2010

ricci trescìc

Era un romanzo à la page e non l'avevo letto.
Mi sembrava una roba tipo il mondo di Sofia, non so.

Come la maggior parte dei romanzi à la page, ha subito il tipico processo di rimediazione in film che la mìdium/apper class possa commentare, ad alta voce, fuori dal cinema.
Utilizzando aggettivi come delizioso o adorabile.

Io ho visto due grandi interpreti di un lavoro scolastico, con un'idea dell'oriente stereotipata come l'eschimese della paraflu.

E non mi esce dalla testa che quando Kakuro caga, parte Mozart.

domani, Livorno

Si ochei che la recitazione a teatro ha da essere enfatica e la maschera un po' si deve notare.
E ochei che gli attori hanno pure ridato brio alla locandiera, che nei miei ricordi di liceale era una roba piuttosto sedativa.

Però non è che a tutti piaccia essere nebulizzati da una pinta di saliva ad ogni scena un attimo più carica di pathos.
Fortuna che eravamo in terza fila.

questi assurdi spostamenti del cuore

Se fa male, va tutto bene.
Se non lo fa, qualcosa non funziona.

Io questa cosa l'ho imparata, ma come si impara la tabellina del tre o il cinque maggio.
A memoria, senza starci troppo a ragionare su, che sennò uno finisce a parlare da solo.

venerdì 15 gennaio 2010

alta fedeltà

Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:

1) Alison Ashworth
2) Penny Hardwick
3) Jackie Allen
4) Charlie Nicholson
5) Sarah Kendrew

Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti tra le prime dieci, ma non c'è spazio per te tra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare.
Questo forse suona più cattivo di quanto vorrei, ma il fatto è che noi siamo troppo cresciuti per rovinarci la vita a vicenda, e questo è un bene, non un male, per cui se non sei in classifica, non prenderla sul piano personale.
Quei tempi sono passati, e che liberazione, cazzo; l'infelicità significava davvero qualcosa, allora. Adesso è solo una seccatura, un po' come avere il raffreddore o essere al verde.

Se volevi veramente incasinarmi, dovevi arrivare prima.

lunedì 4 gennaio 2010

fase di transizione

Sarà colpa dei libri di testo puritani che mi hanno accompagnato negli anni della formazione.

Sarà che tra Rivoluzione d'Ottobre, Palazzo d'Inverno, Gulag, kulaki e futura umanità non è avanzato un trafiletto per la cronaca.

Però io guardo un biopìc, anche bello, e pur cercando uno spunto di riflessione non riesco a togliermi dalla testa Trotsky che si tromba una pittrice col monociglio in Messico.