Una favola semplice, kitsch e talmente zeppa di luoghi comuni da risultare ipperrealista.E sarà anche vero che è facile commuovere con la miseria e ghignare degli stereotipi, ma a me di piangere e ridere e piangere e ridere, al cine, non capitava da un pezzo.
Meno male che mi sono trattenuto dall'uscire sdegnato dalla sala quando il Guskov, a metà dell'opera, ha cominciato ad esibirsi in una menata immonda su Cajkovskij, orchestre e Comunismo.
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