venerdì 12 febbraio 2010

il concerto

Una favola semplice, kitsch e talmente zeppa di luoghi comuni da risultare ipperrealista.

E sarà anche vero che è facile commuovere con la miseria e ghignare degli stereotipi, ma a me di piangere e ridere e piangere e ridere, al cine, non capitava da un pezzo.

Meno male che mi sono trattenuto dall'uscire sdegnato dalla sala quando il Guskov, a metà dell'opera, ha cominciato ad esibirsi in una menata immonda su Cajkovskij, orchestre e Comunismo.

Nessun commento:

Posta un commento