lunedì 4 gennaio 2010

fase di transizione

Sarà colpa dei libri di testo puritani che mi hanno accompagnato negli anni della formazione.

Sarà che tra Rivoluzione d'Ottobre, Palazzo d'Inverno, Gulag, kulaki e futura umanità non è avanzato un trafiletto per la cronaca.

Però io guardo un biopìc, anche bello, e pur cercando uno spunto di riflessione non riesco a togliermi dalla testa Trotsky che si tromba una pittrice col monociglio in Messico.

martedì 29 dicembre 2009

impasse

Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell'amore.

lunedì 28 dicembre 2009

evasioni colpevoli

Vi sentite un po' annoiati nel trangugiare il vostro litremmezzo d'acqua che vi fa la pelle liscia? Stanchi della pepsicola che ci fate i rutti mesozoici o del brunello che cantate vecchio scarpone in coro?

Ora c'è l'alternativa: ingollate neuroni e sinapsi a garganella leggendo l'io della mente di Hofstadter.

Ci potete fare i fighi con le pupe di Lettere e Filosofia durante le conferenze su Escher, se non vi siete già strappati i vestiti urlando ridatemi Coelho sul Lungo Po.

damasco a merenda

Il mio ateismo riduzionista e meccanicista vacilla di fronte all'idea che le cassate alla siciliana possano non essere il frutto di un Disegno Intelligente. E grasso.

Che poi penso intelligente e grasso e visualizzo mentalmente Ferrara, accidenti a Pindaro.

mercoledì 23 dicembre 2009

solitario y final

Il primo treno l'ho perso perché volevo perder tempo. Il secondo perché non volevo passare per Chivasso. Il terzo perché sono un abominevole Pirla.

Resto qui, tra il nevischio. E rivaluto il Grinch.

antico testamento

Dellamorte dellamore di un tipo riservato, con Qualcuno lassù decisamente attento ai fatti suoi.

Dio, se esiste, esagera.

martedì 22 dicembre 2009

il mondo senza Volonté in rappresentazione

De Rienzo si sforza, ma il suo napoletano è macchiettistico e didascalico che pare una strip del Signor Bonaventura.
Come tutto il film, del resto.

Voglio dire, ochei, cinema civile. Però non so, forse se senti la necessità di fare un campo/controcampo col mìting dei politici e quello dei mafiosi sei un po' alla frutta. Siamo al cinema, non nel preserale di canalecinque. Ci arriviamo. Manca solo la voce off che mi spie-va bene, va bene ci hai messo pure quella.

Ma poi, cambiando discorso, qualcuno gliel'ha mai detto agli anarchici che se saltasse una forma di governo qualsiasi non è che ci metteremmo a cantare baschet chèis con le creste verdi?

Perché noi un posto dove lo Stato non arriva ce l'abbiamo, ma mica c'hanno i pantaloni scozzesi con le borchie.

lunedì 21 dicembre 2009

il miglio verde

Prima o poi sarebbe dovuto succedere, è successo.

Non si muore una volta sola.

venerdì 18 dicembre 2009

elaborazioni

Negazione, rabbia, auto-recriminazioni, depressione e accettazione.
Ero piuttosto certo che dovessero rispettare un ordine cronologico, ma vabbé. L'importante è riuscire sempre ad incasellarsi in uno schema, sennò uno rischia di ritrovarsi con una doppietta tra le labbra.

Come il giovanotto del passaporto. Che però scriveva bene, anche le banalità, probabilmente le cose più difficili da scrivere.

I know the night is not the same as the day: that all things are different, that the things of the night cannot be explained in the day, because they do not then exist, and the night can be a dreadful time for lonely people once their loneliness has started.

E sarà anche vero che è facilissimo reagire con freddezza alle cose durante il giorno, ma di notte è tutto un altro discorso.

mercoledì 16 dicembre 2009

norman bates non è necessario

Ieri sono scivolato nella doccia e, una volta riottenuto l'equilibrio, ho avvertito lacerante il senso di caducità dell'esistenza.

Mi sono ritrovato talmente riflessivo da notare, in seguito, che lo specchio del mio bagno non si appanna per il troppo freddo.

Che sul freddo potrei scriverci una treccani, ma è un altro discorso.

martedì 15 dicembre 2009

cinquecento imprecazioni

Uno si aspetta un mi end iù end evriuàn ui nò, magari più cinico e verosimile, per poi ritrovarsi con un coiutus interruptus in celluloide.

Una défaillance continua, sui salti temporali, sui tempi comici, su quelli tragici, la faccia del protagonista che vorrebbe essere " un po' così " e invece è, sforzandosi, da pirla.

Il carattere di lei. Credo che volesse essere realistico e disincantato, risulta una stronza che nemmeno la Mantis Religiosa.

E il finale. Voglio credere che un sedicenne abbia tirato una bottigliata in testa allo sceneggiatore, l'abbia riscritto e spedito al produttore. Non ci può essere alternativa.

Last bat not lìst, non mi posso neanche più fidare ciecamente di iemmedibì.
Dopo gli Ottoottotre, Benni e la Democrazia un'altra certezza in frantumi.